LA MIA PRIMA VOLTA DA RUNNER

Oggi vi proponiamo una piacevole lettura che vi riporterà un po’ indietro nel tempo rispolverando ricordi e sensazioni che da runner alle “prime armi” sicuramente avete provato!

Premetto che non sono un’appassionata di tecnicismi, detto questo, come sarà capitato a molti podisti in erba, prima di scendere in pista (si fa per dire “pista”, io corro al parco), ho iniziato a informarmi sul running attraverso siti, libri e riviste specializzate (c’è solo l’imbarazzo della scelta, l’argomento “tira”), il risultato è stato un bel mal di testa e un certo scoramento: sembrava indispensabile correre con un’attrezzatura che forse nemmeno Mennea ha mai avuto. Non parliamo poi dei suggerimenti sulla tecnica della corsa più adatta e degli strumenti per tenere sotto controllo tutti i valori: battito cardiaco, pressione, velocità, calorie bruciate, km percorsi. Tenuto conto che a casa avevo un vecchio paio di scarpe da jogging (prese da Decathlon in offerta e pagate credo 16 euro o poco più), calzoncini da ciclista che usavo per lo spinning (altra mia passione ossessiva), leggings lunghi in tessuto tecnico (inutilizzati, ritrovati in fondo a un cassetto) e un paio di magliette traspiranti per la palestra, mi sono sentita poco attrezzata. In più non sono mai stata una bambina sportiva e dunque nemmeno un’adulta particolarmente atletica, mi limitavo all’indispensabile in palestra per non essere la trasposizione femminile nel mondo reale di Homer Simpson, (anche se io davanti alla TV per ore ci sto molto bene, per mia fortuna non sono amante del junk food… i dolci quelli sì, ahimé… ma quelli fanno bene all’umore e contengono ingredienti utili alla salute, vero?!… Il rumore che si sente sono le mie unghie sullo specchio…).

Presa dall’irrefrenabile voglia di avventurarmi nella mia prima corsa “outdoor” (questo termine fa molto “in”, lo userò spesso per darmi delle arie e fingermi esperta nonché capace di uno slanginternazionale), mi si è posto il dilemma: vado con quello che ho o non vado finché non sono adeguatamente equipaggiata?

Sono andata così come ero, con quello che avevo: le mie scarpe cheap, i leggings tecnici che a ogni passo mi scendevano perché non pensati per la corsa (non ho ancora capito a cosa siano adatti, sono scomodi per qualunque attività in movimento) e una maglietta.

Ho presto capito che la borsina (morbida, due manici, rosa, a righe, molto Barbie runner) che mi ero portata appresso con asciugamano mignon, telefonino, chiavi di casa e bottiglietta d’acqua era decisamente un ingombro. E qui sorge spontanea una domanda: perché non lo dicono sui siti/riviste che non servono le borsine mentre si corre?! Giuro, non l’ho letto da nessuna parte, per cui mi sento autorizzata ad aver sbagliato clamorosamente gli accessori della mia prima volta. Peraltro è una delle informazioni più utili che possano dare ad una neo podista con unghie smaltate e trucco, invece nulla, nemmeno una riga, si dilungano invece in articoli su orride calze compressive per il miglioramento della performance… mah…

In ogni caso, la mia prima corsa al parco è stata un disastro e non solo per i leggings che scendevano e la borsina che non sapevo dove e come tenere mentre correvo, il problema grosso era che non avevo fiato e nemmeno gambe… dopo due minuti ero ferma… alla quinta partenza conclusasi dopo il solito minuto e mezzo, ho desistito, mi sono seduta su una panchina, ho appoggiato (finalmente) la borsina rosa e mi sono detta “non fa per me, non lo farò mai più!”. Quel giorno sono tornata a casa decisamente sconfortata. Eppure la visita cardiaca fatta qualche giorno prima confermava che il cuore era perfettamente funzionante, analisi del sangue e visite di controllo (sono ipocondriaca, faccio check up tutti gli anni) rilevavano un perfetto stato di salute, il certificato di “sana e robusta costituzione” (si chiamava così un tempo) portato in palestra mesi prima era la testimonianza scritta nero su bianco che tutto funzionava a dovere… e quindi dove era il problema? Perché non riuscivo a correre?

L’ho capito, due giorni dopo, quando non avendo desistito (le mie origini piemontesi mi portano ad essere un filo cocciuta e testarda… anche se mi piace di più definirmi “determinata” o “motivata”… “hai la testa dura come un sasso” mi dicevano da piccola i miei, appena ho capito che potevo spacciarmi per determinata invece di testarda, mi è sembrato un’ottima sostituzione di parole con significato simile, ma impatto decisamente diverso) sono riuscita a correre ben 10 minuti (!!!!) consecutivamente. Il fatto era che si trattava della prima volta, il mio corpo non capiva cosa ci facessimo in quel parco, la mia mente era quella della persona che va in palestra e usa gli attrezzi per fare fitness… c’è voluto un po’ per coordinare fiato, gambe, testa e corpo.

Dalla mia prima volta ho imparato tante cose:

  • Iniziare un’attività anche se non si è perfettamente attrezzati
  • Fregarsene dei professori di educazione fisica che ti abbassano la media in pagella
  • E’ bene partire gradualmente, anche se si è in buona condizione fisica, per dare il tempo al proprio corpo di abituarsi e capire cosa e come farlo
  • E’ utile leggere e documentarsi sull’attività, ma senza esagerare e senza darci troppo peso: si rischia di credere di non essere in grado o che ci manchi qualcosa e così facendo non si inizia mai, mentre il segreto sta proprio lì, sta nel mettersi le scarpe da running e uscire dalla porta di casa
  • Che la determinazione (o testardaggine qual si voglia) serve parecchio per tornare a mettersi in gioco dopo una pessima performance
  • Che una borsina con asciugamano mignon, telefonino, chiavi di casa e bottiglietta d’acqua non serve mentre si corre, anzi impiccia parecchio
  • Che abbigliamento super tecnico e accessori vari aiutano molto, ma non sono indispensabili, almeno all’inizio
  • Delle buone scarpe da running invece sì che sono imprescindibili, diventeranno le tue migliori amiche, aiutano a non farsi male, a prevenire acciacchi vari, a correre bene e più agevolmente, incidono su performance, durata e velocità, insomma faranno la differenza su molti fronti, non è necessario però partire subito con l’ultimo modello di scarpa dei marchi più prestigiosi e cari… la corsa è per tutti, non è elitaria ed è adatta a disponibilità economiche anche profondamente differenti

(tratto dal blog VADODICORSA dell’amica Debora )