Solo chi corre sa che…

Solo chi corre sa che la corsa è molto più di un’attività fisica. Solo chi corre sa che la corsa è una metafora della vita: la motivazione, la determinazione, la fatica, l’impegno, la soddisfazione, gli obiettivi pianificati, quelli raggiunti e quelli mancati, le sorprese inaspettate e le delusioni, la gioia e lo sconforto, la connessione con se stessi e quella con ciò/chi che hai intorno… di questo è fatta la vita, di questo è fatta la corsa.

L’ho scoperto solo quando ho iniziato a correre. Prima pensavo fosse solo un’attività sportiva utile per chi voleva tenersi o rimettersi in forma. Capisco quanto è difficile comprendere che la corsa è ben oltre tutto ciò quando ne parlo con persone che non corrono… mi ascoltano, anche interessati, ma il loro sguardo mi dice che tutto sommato colgono solo numeri: i km percorsi, la velocità e le calorie bruciate, niente di più.

Proprio nel senso del running come metafora della vita va la riflessione che mi ha regalato l’amico coach Ippolito: “La nostra vita quotidiana è spesso proiettata in spazi e tempi lontani: nel ricordo (o nella permanenza) di situazioni passate che continuano ad agire e a riperpetuarsi nel presente e nel futuro generando se stesse come un programma automatico e nel futuro, portando la nostra attenzione e preoccupazione in cose che ancora non sono, paventandone alcune e presagendone altre, come se fossero presenti. La tua bella riflessione sulla corsa riporta l’attenzione al tempo presente, l’unico in cui possiamo rigenerare noi stessi e ricreare ex novo le nostre vite. Correre per correre ti spinge, ti forza al presente, al contatto con la terra, all’attenzione al sé fisico: il fiato, lo sforzo muscolare; la mente si svuota per focalizzarsi sul fisico, sul presente, al di là di ogni ragione utilitaristica. E’ un regalo a se stessi e al proprio futuro.“

Come ha colto nel segno Piero, runner con lunga esperienza sportiva e grande valore umano, che vedendo l’immagine di un paio di scarpe che portano i segni di intenso utilizzo e usura (in testa a questo articolo) racconta: “Non riesco a buttare le scarpe vecchie. Quelle da running intendo. Ogni scarpa ricorda una piccola impresa. O un primato personale. O una medaglia mancata per un centesimo di secondo. Sarebbe come buttare i miei piedi. Ogni scarpa è legata a un bel ricordo, a una sofferenza, a qualche rischio eccessivo o a tutte e tre le cose insieme. Come le Brooks cascadia del Tor des Geants, macinate in 6 giorni sulle alte vie della Valle d’Aosta. Quando sono un po’ demotivato, le tiro fuori e le rimetto per una corsetta. Per ricordare che ne vale la pena davvero, che bisogna reagire, sempre, anche a costo di trascinarci, perché subito dopo torna il sereno…”

Non avrei saputo avere parole più belle e capaci di descrivere la corsa. Questo è il running, questa è la mentalità del runner mentre corre e nella vita di tutti i giorni, questo è l’universo emozionale legato alla corsa.

( tratto dal blog www.vadodicorsa.wordpress.com dell’amica Debora)